Bastò un'occhiata e ci capimmo.

Alla stazione dei pullman di Girona, in attesa del mezzo che mi avrebbe condotto all'aeroporto e quindi al volo che avrebbe concluso la mia vacanza estiva a Siviglia e Barcellona.

poesia d'amore

Tatiana, 22 anni, era lì con sua madre.

Quel lampo azzurro dei suoi giovani occhi prima di salire sul pullman mi aveva già detto molto. Ma certo non potevo immaginare quanto intensa sarebbe stata la nostra conversazione.

Lei sedeva accanto a sua madre, vicino al finestrino nella colonna di destra, opposta a dove ero seduto io. Nella fila immediatamente dietro il mio sedile.

E lì che cominciammo a comunicare. Con un unico interminabile sguardo, che nemmeno sua madre poté spezzare quando, accortasi che lei non stava ascoltando quanto diceva, le passò la mano davanti al viso.

Lei ebbe un sobbalzo, come svegliata dall'ipnosi, ma distolse lo sguardo dal mio solo per un istante. Ed io potei rituffarmi immediatamente in quel mare azzurro.

Ci fissammo, con quest'unica fugace pausa, per tutto il viaggio. Una volta scesi dal pullman ci scambiammo il numero di telefono. Anche lei era diretta in Italia.

Potemmo così stare insieme prima a Roma e poi a Milano.

Questa poesia in endecasillabo a minore di settima racconta quel breve ma interminabile viaggio da Girona all'aeroporto.

Quella mezz'ora, che ancora oggi ricordo come una delle esperienze più emozionanti della mia vita.


Lampo d'autunno accendesti il mio core
che a ripensarci mi batte veloce
desti tu senso al vocabolo amore
e alla mia speme insperata la voce

singola occhiata mi fece capire
lesto la colsi siccome una rosa
giusto nell'attimo pria di salire
poi lì con te l'annusai senza posa

se era previsto alla noia il ritorno
al Paradiso la mèta si volse
mentre le voci sparivano intorno
l'occhio ceruleo l'indugio mi sciolse

fissi gli sguardi annullarono il resto
nulla poteva spezzar la catena
mentre il pensier finalmente era desto
la tua presenza placava ogni pena

tutto il silenzio eri tu in quell'istante
nulla contava di ciò ch'era stato
ora che infine il mio pezzo mancante
il rompicapo m'avea completato

fermo era il tempo e con esso la vita
ché fino allora quel nome usurpava
gioia era viva mai prima sentita
quella mancanza ora il petto mi scava

ma se infelice è chi ha avuto coscienza
dato che ha perso quel che sa ch'esiste
io sono certo che quell'esperienza
tutto m'ha reso fuorché un uomo triste

noto mi ha infatti che questo cammino
non è strisciare di senso privato
ma un'esistenza ed un viver perfino
se può donar ciò che mi ha regalato

non ti dimentico dunque momento
anche se ormai il dolce sogno è destato
sei quel peccato di cui non mi pento
pure se il vuoto lasciato è incolmato.

di Antonio Luca siliotto - www.siliotto.it
(dal libro "Solidiversi", ISBN: 978-88-91039-80-4)


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